Dolce Forno: quando due lampadine accendevano i sogni dei mini cuochi
Era il 1974 quando la Harbert, azienda milanese dal nome anglosassone, portò in Italia quello che sarebbe diventato l'oggetto del desiderio di ogni bambina: il Dolce Forno. Un parallelepipedo di plastica rossa che prometteva di trasformare ogni cameretta in una vera pasticceria, alimentato dalla ...
Era il 1974 quando la Harbert, azienda milanese dal nome anglosassone, portò in Italia quello che sarebbe diventato l'oggetto del desiderio di ogni bambina: il Dolce Forno. Un parallelepipedo di plastica rossa che prometteva di trasformare ogni cameretta in una vera pasticceria, alimentato dalla potenza di due semplici lampadine da 100 watt.
Mai un giocattolo così elementare aveva scatenato tanta passione. Il successo esplose definitivamente a partire dal 1980, quando le pubblicità invasero le pagine di Topolino con immagini di bambine sorridenti che sfornavam dolcetti perfetti.
Quelle inserzioni erano puro sadismo: doppia copertina, pubblicità a tutta pagina, e prima di Natale un tripudio di promesse che facevano impazzire madri e figlie. "Basta aggiungere l'acqua e il Dolce Forno fa tutto da solo!" recitava lo slogan, accompagnato da bambine in grembiulino che sembravano piccole chef. La genialità stava nella semplicità assoluta: due lampadine Edison, quelle normali dei lampadari di casa, riscaldavano una camera di cottura fino a 175°C.
Il cibo entrava da una fessura, passava sotto le resistenze improvvisate e usciva dall'altra parte miracolosamente cotto. Una piccola finestra permetteva di seguire tutto il processo, come l'oblò di un forno spaziale in miniatura.
La confezione era completa: ciotoline lillipuziane, due teglie che si infilavano nelle fessure laterali, un mattarello da bambola, una spatola minuscola e soprattutto il prezioso libretto delle ricette. C'era anche una chiave a brugola "da consegnare ai genitori" (scritto rigorosamente in neretto) per sostituire le lampadine quando si fulmin avano.
In realtà, il Dolce Forno nascondeva un segreto: era la versione italiana dell'Easy-Bake Oven americano, inventato nel 1963 dalla Kenner su idea di Norman Shapiro, ispirato dai venditori di pretzel della metropolitana di New York che usavano lampadine per riscaldare il cibo. La Kenner ne aveva venduti 500.000 pezzi solo nel primo anno, e in America era già un fenomeno da oltre un decennio.
La Harbert distribuiva in Italia i prodotti Kenner, dagli action figures di Guerre Stellari al Proiettore Festacolor, ma il Dolce Forno divenne il loro successo più clamoroso. Era l'epoca d'oro dell'azienda milanese, che riuscì a creare un vero impero dei giocattoli "educativi" che divertivano insegnando.
Il fenomeno sociale fu incredibile: ogni bambina lo voleva, poche lo ottenevano, tutte se lo contendevano. Chi ce l'aveva diventava automaticamente la regina del gruppo, con pomeriggi interi passati a sfornare mini-crostatine e biscotti grandi come monetine.
I genitori erano divisi tra l'entusiasmo per un giocattolo "costruttivo" e il terrore di vedere le figlie maneggiare un aggeggio che raggiungeva temperature da forno vero. La pubblicità martellante funzionò: il Dolce Forno divenne sinonimo di infanzia felice, tanto che da adulte molte donne lo cercavano disperatamente su eBay per rivivere quell'effetto Madeleine di proustiana memoria.
Era più di un giocattolo: era il simbolo di un'epoca in cui bastavam due lampadine per accendere fantasie infinite. Nel 1979 le lampadine furono ridotte a 60 watt per motivi di sicurezza, ma la magia restò intatta.
Il Dolce Forno continuò a sfornare non solo dolcetti, ma sogni di autonomia e creatività per intere generazioni di bambine che si sentivano già grandi chef.
Quello che non tutti sanno
La Harbert creò un'intera dinastia di "Dolci" giocattoli: Dolce Gelato (con cilindro metallico e ghiaccio), Dolce Pastamatic ("la forza di 20 braccia!"), Dolce Bon Bon, Dolce Pop Corn, Dolce Neve per granite, Dolce Cioccolatino e Dolce Patatina per friggere finto. Il modello originale americano Easy-Bake Oven del 1963 era disponibile in giallo o turchese, mentre quello italiano era rigorosamente rosso.
Nel 1992 il giocattolo finì sotto inchiesta nel talk show RAI "Diritto di Replica" per problemi di sicurezza. La Kenner vendette oltre 16 milioni di Easy-Bake Oven entro il 1997.
Oggi gli esemplari vintage Harbert si vendono su eBay tra i 50 e i 100 euro. La chiave a brugola serviva anche come "controllo parentale" primitivo: senza di essa era impossibile accedere alle lampadine.