Den Harrow: il ragazzo del "denaro" che conquistò l'Europa a colpi di playback
Con quei capelli biondi perfettamente cotonati, il fisico scolpito e quel sorriso che faceva impazzire le teenager di mezza Europa, Den Harrow era l'incarnazione perfetta del sogno americano trasportato nelle discoteche italiane degli anni '80. Ma dietro quel nome che richiamava il "denaro" si na...
Con quei capelli biondi perfettamente cotonati, il fisico scolpito e quel sorriso che faceva impazzire le teenager di mezza Europa, Den Harrow era l'incarnazione perfetta del sogno americano trasportato nelle discoteche italiane degli anni '80. Ma dietro quel nome che richiamava il "denaro" si nascondeva Stefano Zandri, un ragazzo di Nova Milanese che da "brutto anatroccolo" dislessico si trasformò nell'icona indiscussa dell'Italo Disco.
Stefano Zandri, in arte Den Harrow (scelto per l'ironica assonanza con la parola "denaro") (4 giugno 1962, Nova Milanese) è un cantante italiano. Dopo un inizio come fotomodello, incontra Roberto Turatti (DJ milanese) e Michele (Miki) Chieregato (DJ e musicista), che diventeranno suoi produttori.
La storia inizia nel 1983 quando i produttori milanesi Roberto Turatti e Miki Chieregato decidono di creare un progetto musicale su misura per il mercato internazionale. Serviva un nome accattivante e inglese: da "denaro" nacque "Den Harrow".
Il suo primo disco, prodotto da Turatti e Chieregato, vede il testo scritto da Enrico Ruggeri: si tratta di To Meet Me, del 1983. Ma Stefano aveva un problema: la dislessia rendeva difficile imparare i testi inglesi, e il tempo stringeva. "Negli anni '80 funzionava così, c'erano personaggi che prestavano solo l'immagine e la voce era di altri.
Era la prassi, io avevo 19 anni", avrebbe confessato anni dopo. Così arrivò Tom Hooker, cantante americano, a prestare la sua voce al progetto.
Nel 1984 arriva "Mad Desire", il brano che fa esplodere il fenomeno Den Harrow. Mad Desire fece un milione di copie, seguita da "Future Brain" che lo porta alla vittoria del Festivalbar giovani nel 1985.
Sul palco dell'Arena di Verona, migliaia di ragazzini urlano il suo nome in una delle performance più memorabili degli anni '80. Diventa un cantante molto popolare negli anni '80, vendendo circa 20 milioni di copie dei propri dischi.
I suoi successi più famosi sono Mad Desire, Catch the Fox e Bad Boy, coi quali ha vinto molti premi tra cui alcuni Dischi d'oro. Tra l'86 e il 90 ero tra i primi cinque cantanti d'Europa più popolari tra le teenager, con Simon Le Bon, George Michael, Prince e Billy Idol.
Il fenomeno Den Harrow era globale: "Ero il Justin Bieber degli anni Ottanta, per 5 anni sono stato nei 5 personaggi più amati dalle teenager di tutta Europa". Il mio fans club riceveva 5000 lettere al giorno, i postini arrivavano con i sacchi per consegnarmele.
Le hit si susseguivano: "Catch the Fox", "Charleston", "Bad Boy", "Don't Break My Heart". Ma il successo aveva un prezzo emotivo: "Ero frustrato, mi sentivo di prendere per il culo la gente.
Fare un buon playback era uno stress emotivo continuo". Nel 1987, con "Born to Love", Stefano riesce finalmente a cantare con la propria voce, ma ormai il meccanismo era consolidato.
La fine arriva nei primi anni '90: la Guardia di Finanza sequestra tutto per questioni fiscali, l'Italo Disco passa di moda, e Stefano si ritrova con "10 milioni di lire sul conto". Si trasferisce in America, a Las Vegas, dove diventa spogliarellista: "Il nome d'arte era diventato Den Hard".
Quello che non tutti sanno
L'album "Overpower" del 1985 comprende anche due canzoni particolari firmate Turatti-Chieregato-Beecher: "High dee ho", originariamente affidata a Ricky Shayne, e "Dangerous", che all'epoca fu assegnata ad Alba Parietti. Questo dimostra il ruolo dei cantanti nell'industria discografica di allora: dei veri e propri jolly da spostare da un album all'altro, da un progetto all'altro, tutto a seconda delle esigenze di mercato.
Inoltre, dato il successo internazionale ottenuto cantando in inglese, Stefano scelse uno pseudonimo ulteriore al proprio nome d'arte, presentandosi alle varie interviste come Manuel Stefano Carry, ed asserendo d'essere nato negli USA, a Boston.