Daitarn 3: l’eroe solare che ci ha insegnato a combattere col sorriso

Daitarn 3, il robot anni 80 con l'eroe più sorridente: combattimenti spettacolari e il messaggio di combattere il male con gioia.

Daitarn 3: l’eroe solare che ci ha insegnato a combattere col sorriso

Era il 7 marzo 1980 quando su Rete 1 fece il suo debutto italiano Daitarn 3, un anime giapponese che unì azione, humor e un pizzico di eleganza in un mix esplosivo che avrebbe conquistato intere generazioni. Diretto dal maestro Yoshiyuki Tomino (lo stesso creatore di Gundam), questo robot gigante nacque nel 1978 in Giappone con il titolo Muteki Kōjin Daitān 3 (L'invincibile uomo macchina Daitarn 3) e arrivò da noi con un doppiaggio frizzante e una sigla impossibile da dimenticare.

La serie, composta da 40 episodi, andava in onda inizialmente ogni venerdì pomeriggio, e più avanti fu replicata su reti locali, diventando un cult assoluto per i ragazzi degli anni ’80. Protagonista della storia è Haran Banjo, un eroe bello, ricco e misterioso che vive in una villa futuristica circondato da assistenti fedeli e affascinanti.

Il suo compito? Difendere l’umanità dai Meganoidi, cyborg creati da suo padre, il professor Haran Sozo, per aiutare l’umanità ma poi ribellatisi con l’intento di sostituirla.

Daitarn 3, il robot guidato da Banjo, è un mecha alimentato dall'energia solare, capace di trasformarsi in aereo o carro armato, e dotato di armi spettacolari come il celebre “Attacco solare”! Ogni episodio si conclude con una morale, spesso legata al valore dell’umanità, della libertà e del rispetto per la vita, e nonostante le ambientazioni cupe e il tema della supremazia delle macchine, lo stile di Daitarn 3 resta leggero, con personaggi carismatici e momenti comici indimenticabili.

Banjo, con i suoi occhiali da sole, il cappotto bianco e il tono sempre ironico, è stato un eroe fuori dagli schemi, più vicino a James Bond che ai piloti tormentati di altri anime robotici. Le sue compagne di viaggio, Reika e Beauty, offrivano un mix perfetto di grazia e intelligenza, e anche Garrison, il maggiordomo esperto di cucina e armi, contribuiva a rendere la squadra memorabile.

Negli anni successivi, Daitarn 3 fu più volte riproposto, sempre accolto con entusiasmo. La sua sigla italiana, interpretata da I Micronauti con la voce potente di Franco Micalizzi, divenne uno dei simboli dell’animazione giapponese in Italia.

La frase “Lui è Banjo, il nemico dei Meganoidi!” risuona ancora oggi nei cuori di chi ha vissuto quell’epoca.

Quello che non tutti sanno

Daitarn 3 è una delle pochissime serie di robot giapponesi dell’epoca in cui il protagonista non si trova mai all'interno del robot durante i combattimenti. Haran Banjo guida Daitarn da una base esterna, in assoluto stile regista, dominando il campo con distacco e controllo.

In più, la serie fu tra le prime a inserire un finale “chiuso” e drammatico per il genere mecha: nell’ultimo episodio, trasmesso in Italia il 14 novembre 1980, Banjo compie una scelta definitiva contro i Meganoidi, con un epilogo che ancora oggi divide i fan. E c’è di più: Yoshiyuki Tomino progettò Daitarn 3 come parodia dei suoi stessi anime cupi, usando ironia e stile per criticare la deriva troppo seria e pessimista della fantascienza televisiva giapponese.