Conan il ragazzo del futuro: trama sorprendente e poetica
Conan il ragazzo del futuro, il capolavoro di Miyazaki anni 80: trama poetica e speranza in un mondo post-apocalittico sorprendente.
Chi ha vissuto l’infanzia o l’adolescenza negli anni ’80 difficilmente dimenticherà Conan il ragazzo del futuro, il cartone animato che univa fantascienza, emozione e impegno ecologico in una trama intensa, poetica e sorprendentemente profonda. Andato in onda per la prima volta in Italia il 7 ottobre 1981 su Rai 1, il cartone fu replicato decine di volte negli anni successivi, prima su reti Rai e poi su reti private, diventando un classico senza tempo.
La serie, composta da 26 episodi, fu diretta da un giovane Hayao Miyazaki, lo stesso che anni dopo avrebbe creato capolavori come Il mio vicino Totoro e La città incantata. Ma già in Conan si intravedevano il suo genio e la sua visione: la cura dei paesaggi naturali, la contrapposizione tra progresso distruttivo e armonia con la Terra, la centralità dei sentimenti più puri.
Ambientato in un futuro post-apocalittico (anno 2008, secondo la storia originale), il cartone racconta le avventure di Conan, un ragazzo cresciuto su un’isola deserta con suo nonno, dopo che il mondo è stato quasi completamente distrutto dalla “Guerra Finale” e da armi elettromagnetiche devastanti. La sua vita cambia quando incontra Lana, una misteriosa ragazza in fuga da un regime tecnologico e totalitario chiamato Industria.
Da quel momento inizia un viaggio epico tra mari, isole, città sospese e nemici che sembrano invincibili. Conan è forte, coraggioso, gentile e leale.
I suoi salti incredibili, la sua resistenza sovrumana e la sua bontà assoluta lo rendono un eroe amatissimo. Ma anche gli altri personaggi sono memorabili: Lana, dolce e determinata; Gimsey, l’amico inizialmente rivale; Monsley, la guerriera nemica che cambia cuore; e il perfido Lepka, simbolo di un potere cieco e oppressivo.
Ogni episodio era una piccola lezione di vita: il valore dell’amicizia, il rispetto per la natura, il rifiuto della violenza cieca, l’importanza della libertà e dell’autodeterminazione. In un’epoca in cui molti cartoni erano pensati solo per vendere giocattoli, Conan era una storia vera, adulta, ma raccontata con gli occhi di un bambino.
Anche lo stile visivo colpiva: paesaggi infiniti, macchine volanti immaginarie ma credibili, mari profondi e città sospese nel cielo. Ogni inquadratura sembrava una tavola dipinta.
La sigla italiana, composta da Giampiero Boneschi, contribuì a fissare nella memoria quell’atmosfera dolce e malinconica: “Corri ragazzo laggiù, vola tra lampi di blu…”
Quello che non tutti sanno
La serie è ispirata liberamente al romanzo The Incredible Tide dello scrittore americano Alexander Key, ma Miyazaki cambiò radicalmente personaggi e toni, creando un'opera completamente originale. Il cartone fu realizzato nel 1978 dallo studio Nippon Animation, ma in Italia arrivò solo tre anni dopo, in versione leggermente censurata: alcune scene di violenza e dialoghi politici furono tagliati o modificati.
Inoltre, Conan fu il primo anime in cui Miyazaki lavorò come regista principale, segnando l’inizio della sua carriera che avrebbe poi portato alla nascita dello Studio Ghibli. Alcuni layout originali degli episodi sono oggi esposti in musei giapponesi dedicati all’animazione.