Classe di ferro: la naja diventa show negli anni della leva obbligatoria

"È la storia di uno, di uno regolare, che poi l'hanno mandato a fare il militare", cantava Jovanotti nella sigla più riconoscibile della TV italiana della fine degli anni '80. Classe di ferro arrivò su Italia 1 nell'ottobre 1989 raccontando per la prima volta in modo scanzonato e realistico la vi...

Classe di ferro: la naja diventa show negli anni della leva obbligatoria

"È la storia di uno, di uno regolare, che poi l'hanno mandato a fare il militare", cantava Jovanotti nella sigla più riconoscibile della TV italiana della fine degli anni '80. Classe di ferro arrivò su Italia 1 nell'ottobre 1989 raccontando per la prima volta in modo scanzonato e realistico la vita militare di leva, trasformando un'esperienza temuta da milioni di giovani italiani in un momento di puro divertimento televisivo.

Era l'epoca in cui il servizio militare obbligatorio rappresentava un passaggio inevitabile nella vita di ogni ragazzo e questo telefilm riuscì a sdrammatizzarne ansie e paure. La serie, diretta da Bruno Corbucci, seguiva le vicende di un gruppo eterogeneo di ragazzi provenienti da tutta Italia, chiamati a svolgere il servizio di leva nella caserma di Castelvecchio d'Adige, in Veneto.

C'era Antonio Scibetta, il siciliano furbo e scapestrato interpretato da Giampiero Ingrassia; Giampiero Montini, il figlio di papà milanese ricco e viziato di Massimo Reale; Gabriele Serra, il dongiovanni barese di Paolo Sassanelli sempre alle prese con conquiste femminili; e tanti altri personaggi che rappresentavano perfettamente la varietà geografica e sociale dell'Italia di fine anni '80. Ciò che rese Classe di ferro unico nel panorama televisivo dell'epoca fu la collaborazione dell'Esercito Italiano, cosa mai successa prima per una produzione del genere.

Questa partnership garantì una verosimiglianza e un'autenticità che altri telefilm militari non avevano mai raggiunto. Le uniformi erano quelle vere, le caserme quelle reali, e persino il gergo militare veniva riprodotto fedelmente, creando un realismo che conquistò immediatamente il pubblico.

Il telefilm ottenne ascolti straordinari, stabilendo addirittura un record il 1° dicembre 1989 con 5.851.000 spettatori e il 20,93% di share, numeri che oggi farebbero saltare di gioia qualsiasi produttore televisivo. Era riuscito nell'impresa di far ridere e appassionare un'intera nazione raccontando quello che all'epoca era considerato uno dei momenti più temuti della gioventù maschile italiana: la chiamata alle armi.

La forza della serie risiedeva nei personaggi indimenticabili e nelle loro dinamiche. Il sergente maggiore Roberto Scherone, interpretato da Adriano Pappalardo, incarnava il classico sottufficiale dal cuore d'oro sotto una scorza dura; il tenente Dell'Anno di Pierluigi Cuomo era l'ufficiale complice, sempre pronto a chiudere un occhio sui piccoli misfatti delle reclute; e poi c'erano i civili del paese, come l'odioso proprietario della discoteca Maurizio Mondi, che odiava i militari semplici ma si prostrava davanti agli ufficiali.

Le "zingarate" del gruppo - così venivano chiamati gli scherzi e le malefatte - diventarono leggendarie tra i telespettatori. Chi non ricorda l'episodio in cui Serra si fingeva omosessuale per essere riformato, o quello dei cannoli siciliani riempiti di lassativo per vendicarsi dei "nonni", i militari più anziani?

Era un'Italia spensierata quella raccontata da Classe di ferro, dove anche il servizio militare poteva trasformarsi in un'avventura divertente tra amici. La sigla di Jovanotti divenne un vero e proprio inno generazionale.

All'epoca Lorenzo era ancora agli esordi della sua carriera, e quella canzone contribuì significativamente alla sua popolarità. Curiosamente, anni dopo il rapper toscano si pentì di aver scritto quel brano, definendolo un lavoro di gioventù fatto solo per ottenere qualche giorno di licenza durante il suo vero servizio militare.

Il successo fu tale che nel 1991 venne prodotta una seconda stagione, intitolata "Classe di ferro 2", con la sigla "Helela" cantata da Adriano Pappalardo. Tuttavia, l'idea di una terza serie fu abbandonata in favore di "Quelli della speciale", un telefilm poliziesco sempre diretto da Corbucci che mantenne buona parte del cast originale.

Classe di ferro fotografava un'Italia in trasformazione, quella di fine anni '80 che stava abbandonando certe rigidità del passato ma conservava ancora tradizioni come la leva obbligatoria. Il telefilm riuscì a cogliere lo spirito del tempo, mostrando giovani che, pur dovendo sottostare alle regole militari, mantenevano la loro freschezza e il loro spirito di ribellione giovanile.

La serie rappresentò anche uno spaccato sociologico interessante: i personaggi provenivano da tutta Italia e incarnavano stereotipi regionali che, seppur caricaturali, riflettevano le differenze culturali del nostro Paese. Dal siciliano Scibetta al veneto Scherone, dal barese Serra al lucano Melloni, era l'Italia del miracolo economico che si ritrovava unita sotto le armi.

Oggi, a distanza di oltre trent'anni, Classe di ferro rimane nel cuore di una generazione che ha vissuto quegli anni. Per molti rappresenta non solo un momento di nostalgia televisiva, ma anche il ricordo di un'epoca in cui il servizio militare era ancora obbligatorio e faceva parte del normale percorso di crescita di ogni giovane italiano.

Un'Italia che non esiste più, raccontata con leggerezza e affetto in quello che rimane uno dei telefilm italiani più amati di sempre.

Quello che non tutti sanno

Il telefilm fu girato nella vera caserma "Vittorio Emanuele III" di Sacile, in provincia di Pordenone, con la piena collaborazione dell'Esercito Italiano. Jovanotti scrisse la sigla "Asso" durante il suo vero servizio militare, riuscendo effettivamente ad ottenere alcuni giorni di licenza come compenso.

Bruno Corbucci, fratello del più famoso Sergio, dirigeva gli attori permettendo loro di improvvisare molte battute, creando quel senso di spontaneità che caratterizzava la serie. Il personaggio di Rocco Melloni fu il trampolino di lancio per Rocco Papaleo, che da attore teatrale calabrese divenne un volto noto della televisione italiana.

Dopo la conclusione della serie, molti attori continuarono a lavorare insieme: Giampiero Ingrassia e Massimo Reale sono rimasti amici nella vita reale e si incontrano ancora oggi, come testimoniato dai loro post sui social network che fanno impazzire i fan nostalgici.