Clackers: le sfere dell'adrenalina che fecero tremare i polsi degli anni '80
Due sfere di vetro, plastica o acciaio unite da un cordino, e improvvisamente ogni bambino si trasformava in un percussionista dell'impossible. I clackers, conosciuti anche come "click-clack" o semplicemente "le biglie che si scontrano", furono il fenomeno ludico che conquistò cortili, scuole e c...
Due sfere di vetro, plastica o acciaio unite da un cordino, e improvvisamente ogni bambino si trasformava in un percussionista dell'impossible. I clackers, conosciuti anche come "click-clack" o semplicemente "le biglie che si scontrano", furono il fenomeno ludico che conquistò cortili, scuole e camerette tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80.
Il principio era disarmante nella sua semplicità: tenere il cordino al centro e far oscillare le due sfere fino a farle sconttrare sopra e sotto la mano, creando quel suono secco e ipnotico che dava il nome al giocattolo. Ma dietro questa apparente facilità si nascondeva una sfida che metteva alla prova coordinazione, pazienza e resistenza fisica.
I polsi bruciavano, le dita si irrigidivano, ma la soddisfazione di riuscire a mantenere il ritmo per più di qualche secondo era impagabile. Nelle scuole italiane i clackers diventarono rapidamente un simbolo di status sociale infantile.
Chi riusciva a farli suonare per più tempo era considerato un maestro, un virtuoso della coordinazione. Si organizzavano vere e proprie gare durante la ricreazione: chi resisteva di più?
Chi riusciva a ottenere il suono più forte e regolare? I corridoi risuonavano di questo battito frenetico, una sinfonia caotica che faceva impazzire i maestri.
La moda arrivò dall'America, dove erano stati brevettati nel 1969, ma in Italia esplose alcuni anni dopo grazie al passaparola tra bambini e alla distribuzione nelle edicole e nei negozi di giocattoli. I modelli più economici erano in plastica colorata, spesso trasparente, mentre quelli di lusso sfoggiavano sfere di vetro pesanti o addirittura di acciaio cromato che producevano un suono più secco e professionale.
Ma i clackers nascondevano un lato oscuro. Le sfere, soprattutto quelle di vetro, potevano rompersi durante l'uso violento, creando schegge pericolose.
I cordini si spezzavano lanciando le sfere in direzioni imprevedibili. I polsi e le nocche subivano traumi continui.
Non passò molto tempo prima che genitori e autorità scolastiche iniziassero a vietarli, trasformando questo semplice giocattolo in un oggetto quasi clandestino. La parabola dei clackers fu breve ma intensa: arrivarono come una rivoluzione ludica e scomparvero altrettanto rapidamente, lasciando dietro di sé il ricordo di quel suono inconfondibile e la nostalgia per un'epoca in cui bastava poco per divertirsi, anche a costo di qualche livido sui polsi.
Quello che non tutti sanno
I clackers furono ufficialmente ritirati dal mercato americano nel 1971 dalla Food and Drug Administration a causa degli infortuni, ma continuarono a essere prodotti e venduti illegalmente per anni. Il loro meccanismo si basa sul principio fisico del pendolo di Newton: quando una sfera colpisce l'altra ferma, trasferisce completamente la sua energia cinetica, creando l'effetto "rimbalzo" che permette il movimento alternato.
Le versioni originali americane erano realizzate con una resina acrilica chiamata Lucite, particolarmente dura e sonora, mentre quelle italiane utilizzavano spesso vetro temperato di Murano. Un dettaglio curioso: negli anni '90 sono stati reintrodotti sul mercato con sfere più leggere e cordini rinforzati, ma non hanno mai più raggiunto la popolarità degli anni '70.