Cioè: la rivista che ci ha insegnato a sognare, amare… e tagliare le pagine
Negli anni ’80 e ’90 c’era una porta magica che si apriva ogni settimana nelle edicole, pronta a farci entrare in un mondo fatto di poster, test, segreti da scrivere con l’evidenziatore e pagine da staccare e incollare sull’armadio. Quella porta si chiamava Cioè. Più che una rivista, era un vero ...
Negli anni ’80 e ’90 c’era una porta magica che si apriva ogni settimana nelle edicole, pronta a farci entrare in un mondo fatto di poster, test, segreti da scrivere con l’evidenziatore e pagine da staccare e incollare sull’armadio. Quella porta si chiamava Cioè.
Più che una rivista, era un vero e proprio manuale sentimentale per adolescenti: un compagno fedele di scuola e cuore, da leggere in silenzio sul letto, con le cuffiette del Walkman e il batticuore per l’attore del momento. Nato nel 1980, in piena esplosione della cultura teen, Cioè era pensato per un pubblico giovanissimo, prevalentemente femminile.
Ma la sua forza era l’universalità: parlava di amore, emozioni, primi baci, gelosie, coraggio, amicizia, paure e speranze. Lo faceva con un linguaggio semplice, diretto, complice.
Le ragazze degli anni ’80 e ’90 ci trovavano tutto quello che non osavano chiedere a scuola o in famiglia. Era lo specchio segreto di una generazione.
I veri protagonisti di Cioè erano i test psicologici: “Sei gelosa o solo possessiva?”, “Quanto durerà il tuo amore?”, “Quale star sarebbe il tuo ragazzo ideale?” – e via con le crocette, i conteggi, le risate tra amiche. E poi le lettere: centinaia ogni settimana, firmate da nomi inventati come “Una romantica in crisi” o “Cuore spezzato”.
E la rubrica più famosa: La posta del cuore, dove una redazione dall’aria materna dava consigli sinceri su dubbi reali, anche quelli più delicati. Ma Cioè era anche musica, TV e cinema.
Ogni settimana regalava poster giganti piegati con cura, da appendere sul muro: dai Take That a Leonardo DiCaprio, da Madonna a Raf, da Ambra a Jason Priestley. Alcuni numeri avevano in regalo diari segreti, adesivi, braccialetti, mini-agende, segnalibri, cartoline profumate, e persino copertine da colorare.
Ogni uscita era un evento. Negli anni ’90, il successo era travolgente: Cioè superava le 300.000 copie vendute a settimana, e spesso spariva dalle edicole già al mercoledì mattina.
Le lettrici si passavano i numeri tra i banchi di scuola, scrivevano con la biro nei margini, nascondevano la rivista sotto il diario durante le lezioni. Era un piccolo tesoro da custodire, leggere e rileggere, condividere solo con chi “capiva”.
A rendere tutto ancora più autentico, c’erano le foto delle fan con le proprie camere tappezzate di ritagli, le confessioni vere e i primi racconti scritti dalle lettrici. Cioè anticipava i social: costruiva una comunità fatta di cuori infranti, sogni glitterati, risate complici.
Era l’Instagram cartaceo di un’epoca senza Wi-Fi, ma con mille emozioni.
Quello che non tutti sanno
Il primo numero di Cioè uscì il 7 marzo 1980, in formato grande e con un taglio quasi femminile-adulto. Solo a partire dalla metà degli anni ’80, la rivista si concentrò esplicitamente sul target preadolescenziale e adolescente.
Negli anni ’90, il record assoluto di vendite fu registrato con un numero che includeva un maxi poster di Leonardo DiCaprio ai tempi di Romeo + Giulietta, venduto in oltre 400.000 copie. La sede della redazione riceveva più di 3.000 lettere a settimana, tutte lette una a una.
Molti redattori firmavano con pseudonimi per mantenere un tono “amichevole” e rassicurante. Alcuni fan storici hanno oggi archivi digitali che raccolgono oltre 1000 numeri diversi, e nei mercatini vintage o su eBay, alcune copie rare – soprattutto quelle con gadget intatti – possono arrivare a valere più di 100 euro.