Casper: il fantasmino che stregò una generazione
Era il 1995 quando nelle sale cinematografiche italiane arrivò un piccolo, grande miracolo della tecnologia. Casper non era solo un film: era una rivoluzione silenziosa che avrebbe cambiato per sempre il modo di fare cinema e di sognare. Diretto da Brad Silberling e prodotto da Steven Spielberg, ...
Era il 1995 quando nelle sale cinematografiche italiane arrivò un piccolo, grande miracolo della tecnologia. Casper non era solo un film: era una rivoluzione silenziosa che avrebbe cambiato per sempre il modo di fare cinema e di sognare.
Diretto da Brad Silberling e prodotto da Steven Spielberg, questo lungometraggio fantasy umoristico riuscì nell'impresa di far innamorare milioni di spettatori di un protagonista che esisteva solo negli hard disk dei computer. La storia nasceva dal celebre fumetto creato negli anni '40 da Seymour Reit e Joe Oriolo, ma il film del 1995 rappresentava qualcosa di completamente nuovo nel panorama cinematografico.
Per la prima volta nella storia del cinema, il protagonista assoluto di un lungometraggio era realizzato interamente in computer grafica. Casper, il fantasmino gentile e malinconico, prendeva vita attraverso 28.000 miliardi di bytes di informazioni - l'equivalente di 19 milioni di floppy disc - richiedendo due anni di lavoro per la sua creazione digitale.
La trama si svolgeva nel castello di Whipstaff Manor, un maniero gotico situato sulle scogliere di Friendship, nel Maine. Qui vivevano quattro fantasmi: il dolce Casper e i suoi tre zii combinaguai Molla, Ciccia e Puzza.
Quando la perfida Carrigan Crittenden ereditava il castello e scopriva che conteneva un tesoro nascosto, decideva di liberarlo dalle presenze spettrali. Dopo aver tentato con esorcisti e acchiappafantasmi - incluso un memorabile cameo di Dan Aykroyd nei panni di Ray Stantz da Ghostbusters - chiamava il dottor James Harvey, uno psicoterapeuta specializzato nell'aiutare i fantasmi a risolvere le loro questioni irrisolte.
Il dottor Harvey, interpretato da Bill Pullman, arrivava al castello insieme alla figlia dodicenne Kat, una Christina Ricci quindicenne che portava sul grande schermo tutta la sua carica di misteriosa malinconia. L'incontro tra Kat e Casper diventava il cuore pulsante del film: due anime solitarie che trovavano l'una nell'altra la comprensione che il mondo degli adulti negava loro.
Lei, stanca di seguire il padre nei suoi continui spostamenti senza poter coltivare vere amicizie; lui, un bambino morto a dodici anni di polmonite che aveva scelto di rimanere fantasma per non lasciare solo il padre vedovo. La magia del film risiedeva nella capacità di trattare temi profondi - la morte, la solitudine, l'amicizia, l'amore impossibile - attraverso il linguaggio dell'intrattenimento familiare.
Casper non era solo un personaggio digitale: era il simbolo di tutti quei bambini che si sentivano diversi, incompresi, alla ricerca di qualcuno che li accettasse per quello che erano. La sua storia d'amore impossibile con Kat toccava il cuore di una generazione di spettatori che riconoscevano in quella relazione i propri primi turbamenti adolescenziali.
Le sfide tecniche della produzione erano enormi. Bill Pullman e Christina Ricci erano costretti a recitare con palline da tennis appese a fili invisibili per simulare la presenza dei fantasmi, che sarebbero stati aggiunti solo in post-produzione.
Nonostante questi ostacoli, entrambi gli attori riuscivano a creare un'alchimia convincente con personaggi che esistevano solo nell'immaginazione del regista e negli schermi dei computer. Il film usciva nelle sale americane il 26 maggio 1995 e in quelle italiane il 16 novembre dello stesso anno, classificandosi al sesto posto tra i maggiori incassi della stagione cinematografica italiana 1995-96.
Con un budget di 55 milioni di dollari, Casper ne incassava quasi 288 milioni in tutto il mondo, dimostrando che il pubblico era pronto ad accettare protagonisti completamente digitali purché la storia fosse coinvolgente e i personaggi credibili. La colonna sonora di James Horner accompagnava perfettamente le atmosfere del film, alternando momenti di pura magia a sequenze più movimentate.
Il tema principale riusciva a catturare tutta la dolce malinconia del protagonista, diventando una delle melodie più riconoscibili degli anni '90. Le canzoni pop inserite nella soundtrack contribuivano a rendere il film ancora più vicino al pubblico giovane dell'epoca.
Casper diventava rapidamente un fenomeno culturale che andava oltre il semplice successo cinematografico. Il personaggio conquistava bambini e adolescenti che si riconoscevano nella sua voglia di amicizia e nella sua gentilezza d'animo.
Le bambine sognavano la scena del ballo finale, quando Casper riusciva per una notte a tornare umano e ballare con Kat, creando uno dei momenti più romantici del cinema per ragazzi degli anni '90. La critica si divideva: da una parte c'erano gli elogi per gli effetti speciali rivoluzionari, la fedeltà al materiale originale e le interpretazioni del cast; dall'altra le critiche per un tono ritenuto troppo cupo per un pubblico giovane e per un umorismo non sempre azzeccato.
Tuttavia, il tempo ha dimostrato che Casper possedeva qualcosa di speciale: quella capacità di parlare simultaneamente a bambini e adulti che caratterizza i grandi classici dell'intrattenimento familiare. Il film spianava la strada a una nuova era del cinema, dimostrando che i personaggi generati al computer potevano essere protagonisti credibili e emotivamente coinvolgenti.
Senza Casper, probabilmente non avremmo mai avuto Toy Story, Shrek o tutti quei capolavori dell'animazione digitale che hanno caratterizzato i decenni successivi. Il castello di Whipstaff Manor, ricostruito interamente negli Universal Studios di Los Angeles, diventava iconico quanto il suo inquilino spettrale.
La sua architettura gotica, ispirata agli edifici di Gaudí, creava l'atmosfera perfetta per una storia che oscillava tra fairy tale e horror per ragazzi. Ogni stanza raccontava una storia, ogni angolo nascondeva un segreto, ogni corridoio prometteva un'avventura.
Quello che non tutti sanno
Casper fu il primo film della storia del cinema ad avere un protagonista principale realizzato completamente in computer grafica, anticipando di pochi mesi l'uscita di Toy Story, che però era interamente animato. Il castello utilizzato per rappresentare Whipstaff Manor è lo stesso che appare nel videoclip "Everybody" dei Backstreet Boys.
Christina Ricci, anni dopo, definì la sua performance in Casper "terribile", spiegando che aveva solo 13 anni e stava attraversando un periodo difficile della sua vita, ammettendo di non essersi impegnata molto nel ruolo. Steven Spielberg aveva girato un cameo per il film in cui doveva apparire riflesso in uno specchio, ma la scena fu tagliata nel montaggio finale.
L'attore stesso si disse sollevato, considerandosi un pessimo attore. Il film richiese l'uso di tecnologie così avanzate per l'epoca che la produzione di Jurassic Park, uscito due anni prima, risultò "quasi un gioco da ragazzi" in confronto secondo i tecnici coinvolti.
Devon Sawa, che interpretò Casper in forma umana nella scena finale, divenne una teen star proprio grazie a questo ruolo, finendo sulle copertine di riviste come Teen Vogue e Tiger Beat. Il personaggio di Casper era morto nel 1895 all'età di 12 anni, rendendo il film anche un racconto su un amore che attraversa più di un secolo.
La macchina del "Lazzaro" inventata dal padre di Casper per riportarlo in vita era ispirata alle teorie scientifiche ottocentesche sulla possibilità di sconfiggere la morte attraverso la tecnologia.