Casio, Seiko, Swatch e gli altri: l’era d’oro degli orologi al quarzo
C’è stato un momento in cui il tempo ha cominciato a scorrere diversamente. Era la fine degli anni ’60, e il mondo degli orologi si preparava a una rivoluzione che avrebbe fatto tremare le fondamenta dell’orologeria meccanica tradizionale. Il 25 dicembre 1969, la Seiko presentava al mondo l’Astro...
C’è stato un momento in cui il tempo ha cominciato a scorrere diversamente. Era la fine degli anni ’60, e il mondo degli orologi si preparava a una rivoluzione che avrebbe fatto tremare le fondamenta dell’orologeria meccanica tradizionale.
Il 25 dicembre 1969, la Seiko presentava al mondo l’Astron 35SQ, il primo orologio da polso al quarzo della storia. Un oggetto dal design sobrio, ma con un cuore tecnologico capace di battere con una precisione mai vista prima.
Da quel momento, niente fu più come prima. Durante gli anni ’70, questi nuovi orologi rimasero prodotti di nicchia, riservati a chi poteva permettersi il lusso della precisione assoluta.
Ma fu negli anni ’80 che gli orologi al quarzo esplosero davvero nelle case, nelle scuole e nei polsi di ragazzi e adulti. La loro accessibilità economica, la varietà di design, e la praticità nell’uso quotidiano li resero un simbolo del tempo che cambiava.
Niente carica manuale, niente ritardo. Bastava una batteria.
I genitori li regalavano ai figli per la comunione o per l’inizio della scuola media, spesso custoditi come oggetti preziosi. Ricordate i modelli Casio con il display digitale?
Il cronometro, l’allarme, e persino il calendario perpetuo? Sembravano provenire direttamente dal futuro.
E in un’epoca in cui tutto stava diventando elettronico — dalle calcolatrici ai videogiochi — anche il tempo si era digitalizzato. Gli orologi al quarzo segnavano anche una nuova estetica.
Via il ticchettio regolare delle lancette: il quarzo era silenzioso, geometrico, scientifico. Si affermavano così orologi come il Casio F-91W, diventato quasi un’icona di quegli anni, resistente, economico e incredibilmente preciso.
I bambini li sfoggiavano a scuola, e ogni tanto ci giocavano durante l’intervallo, cercando di sincronizzare l’allarme con quello dei compagni per farlo suonare in classe tutti insieme. Allo stesso tempo, però, i più nostalgici già allora rimpiangevano la “magia” degli ingranaggi.
L’idea che un orologio potesse vivere senza batteria, solo grazie all’energia meccanica, cominciava a diventare una questione romantica. Ma il quarzo aveva ormai vinto la battaglia del tempo quotidiano, soprattutto nel cuore dei giovani anni ’80.
Quello che non tutti sanno
L’orologio Seiko Astron 35SQ del 1969 non solo fu il primo orologio al quarzo della storia, ma costava quanto un’automobile utilitaria dell’epoca: circa 1250 dollari, equivalenti a oltre 8000 euro attuali. Il cuore del sistema era un cristallo di quarzo che vibra a 8192 Hz, garantendo un’accuratezza di ±5 secondi al mese, una precisione impensabile per gli orologi meccanici di allora.
In Giappone, l’invenzione fu vissuta come un orgoglio nazionale: fu la prima volta che l’orologeria svizzera tremò davanti a un concorrente straniero. Il cosiddetto "quartz crisis" portò alla chiusura di oltre 1000 aziende svizzere tra gli anni ’70 e ’80, segnando un’epoca di declino e, paradossalmente, rilancio dell’alta orologeria artigianale come risposta alla massificazione imposta dal quarzo.