Canale 5: e la televisione italiana non fu più la stessa
Fino alla fine degli anni ’70, accendere la TV in Italia significava entrare in un mondo Rai. Rai 1, Rai 2 e, dal 1979, Rai 3: una televisione pubblica, istituzionale, educativa ma anche ingessata. Poi, in un’Italia ancora divisa tra bianco e nero e colore, arrivò una scossa. Il 30 settembre 1980...
Fino alla fine degli anni ’70, accendere la TV in Italia significava entrare in un mondo Rai. Rai 1, Rai 2 e, dal 1979, Rai 3: una televisione pubblica, istituzionale, educativa ma anche ingessata.
Poi, in un’Italia ancora divisa tra bianco e nero e colore, arrivò una scossa. Il 30 settembre 1980, alle ore 20:30, faceva il suo debutto ufficiale Canale 5, prima rete nazionale privata del gruppo Fininvest, fondata da Silvio Berlusconi.
Il volto della serata? Eleonora Brigliadori, annunciatrice di rete.
Ma il cambiamento non era solo nel volto, era nell’aria. Canale 5 portava con sé uno stile completamente nuovo.
Sigle pop, colori accesi, ritmi americani e una programmazione studiata per intrattenere, non solo per educare. Era la prima volta che in Italia si sperimentava una TV commerciale a diffusione nazionale, fondata sul meccanismo della pubblicità e sul gusto del pubblico.
E il pubblico, lentamente, cominciò a cambiare abitudini. Negli anni successivi, Canale 5 divenne la casa di programmi diventati epocali: da “Drive In” (1983) con i suoi sketch veloci e le battute fulminanti, a “Buona Domenica”, passando per i quiz come “Il gioco delle coppie”, le telenovelas sudamericane, e le serie americane come “Dallas” e “La casa nella prateria”.
In prima serata, la TV privata cominciava a sfidare apertamente la Rai, e spesso a batterla negli ascolti. Per chi era bambino o adolescente negli anni ’80, Canale 5 significava anche cartoni animati giapponesi (inizialmente trasmessi nel contenitore "Bim Bum Bam", nato su Italia 1 ma replicato su Canale 5), sitcom americane e film che la Rai non trasmetteva.
Ogni famiglia cominciò a riconoscere il logo del numero 5 con la margherita, simbolo colorato di una rivoluzione televisiva. Ma il vero punto di svolta fu la programmazione nazionale unificata, ottenuta nel 1984 grazie al cosiddetto "decreto Berlusconi", che sanava il caos normativo e permetteva la diffusione di un segnale unico in tutta Italia.
Canale 5 diventava così ufficialmente una rete nazionale, superando le vecchie emittenti locali consorziate. L’effetto sull’immaginario collettivo fu enorme.
Per la prima volta, la TV italiana proponeva un modello alternativo, più leggero, a volte più superficiale, ma sicuramente più vicino al linguaggio del pubblico. Gli anni ’80 si accorsero di avere un nuovo specchio.
Quello che non tutti sanno
Canale 5 nacque unendo diverse emittenti locali, tra cui Tele Milano 58 (l’emittente pilota), e nei suoi primi mesi trasmetteva cassette preregistrate che venivano spedite fisicamente alle televisioni consorziate in tutta Italia: una logistica complessa ma geniale. Il segnale non era inizialmente in diretta nazionale, ma “a staffetta” locale.
Inoltre, nei primi palinsesti, per tenere bassi i costi, molti programmi erano repliche di contenuti acquistati all’estero o telenovelas, e gli speaker annunciavano direttamente dai corridoi degli studi. La famosa sigla sonora di Canale 5 – composta da Augusto Martelli – era ispirata a jingle americani per favorire un’impronta internazionale.