Cabine telefoniche: i confessionali della strada che hanno cambiato l'Italia

C'era una volta l'Italia delle cabine telefoniche, quando ogni angolo di strada custodiva una piccola casa di vetro e metallo che rappresentava il ponte tra casa propria e il resto del mondo. Era il 10 febbraio 1952 quando in piazza San Babila a Milano comparve la prima cabina telefonica italiana...

Cabine telefoniche: i confessionali della strada che hanno cambiato l'Italia

C'era una volta l'Italia delle cabine telefoniche, quando ogni angolo di strada custodiva una piccola casa di vetro e metallo che rappresentava il ponte tra casa propria e il resto del mondo. Era il 10 febbraio 1952 quando in piazza San Babila a Milano comparve la prima cabina telefonica italiana, installata dalla Stipel: una struttura rivoluzionaria che avrebbe cambiato per sempre le abitudini comunicative degli italiani.

Nel 1971 le cabine erano soltanto 2.500 in tutto il territorio nazionale, ma la crescita fu esplosiva: alla fine degli anni '70 ne contavamo già 33.000. Durante gli anni '80 e '90 le cabine telefoniche raggiunsero il loro apice, punteggiando il paesaggio urbano con i loro colori caratteristici - prima gialle con il logo SIP, poi rosse con l'avvento di Telecom Italia.

All'interno di questi piccoli scrigni della comunicazione si svolgevano le scene più diverse della vita quotidiana italiana. Adolescenti che sussurravano parole d'amore sottraendosi alle orecchie indiscrete dei genitori, viaggiatori che chiamavano casa per rassicurare sulla propria sicurezza, uomini d'affari che concludevano accordi importanti.

Le cabine erano diventate i confessionali laici della società moderna, luoghi dove si poteva parlare con una privacy relativa ma preziosa. Il cuore pulsante di queste strutture erano i telefoni pubblici, che hanno attraversato diverse evoluzioni tecnologiche.

Prima i modelli U+I con il disco combinatore, poi il celebre G+M dal 1982 al 1987, fino ad arrivare al re indiscusso: il Rotor. Introdotto alla fine degli anni '80, il Rotor divenne l'icona delle telecomunicazioni italiane con la sua caratteristica forma a parallelepipedo rosso-arancione e il meccanismo rotatorio che riconosceva monete da 50, 100, 200, 500 lire e il mitico gettone telefonico.

I gettoni erano piccoli dischetti di bronzo che entrarono così profondamente nella cultura italiana da essere utilizzati perfino al posto delle 100 lire nei distributori automatici. Prodotti dal 1927 dalla Stipel, raggiunsero il picco nel 1978 quando si registrarono sette gettoni per ogni abitante.

Ma la vera rivoluzione arrivò nel 1976 con l'introduzione sperimentale delle prime schede telefoniche a banda magnetica - un primato mondiale della SIP. Le schede telefoniche divennero presto oggetto di culto e collezionismo.

Negli anni '90 vissero il loro momento di massimo splendore, con serie memorabili come "Compagna di tutti i giorni" o le celebri carte turistiche che ritraevano monumenti italiani. Alcune di queste schede oggi valgono migliaia di euro: le rarissime schede Sida del 1977-1981 o le Urmet bianche e rosse degli anni '80 sono diventate autentici tesori per i collezionisti.

Le cabine telefoniche erano anche teatro di attese infinite. Chi non ricorda le file serali, quando le tariffe scendevano e i gettoni duravano di più?

Vacanzieri che chiamavano casa, fidanzati che si dichiaravano, genitori preoccupati che cercavano notizie dei figli: ogni cabina aveva le sue storie da raccontare. L'avvento dei telefoni cellulari ha segnato il tramonto di questa epoca.

Il 31 dicembre 2001, con l'arrivo dell'euro, i gettoni telefonici sono usciti definitivamente dalla circolazione. Le ultime schede telefoniche sono state prodotte nel 2018, chiudendo un capitolo durato oltre quarant'anni.

Nel 2023 l'AGCOM ha liberato Telecom dall'obbligo di mantenere le cabine, eccetto quelle in luoghi di rilevanza sociale come ospedali e carceri. Oggi quelle strutture che un tempo popolavano ogni strada sono diventate reliquie di un passato che sembra lontanissimo, testimoni silenziose di un'Italia che comunicava diversamente, con più pazienza e forse più intensità.

Quello che non tutti sanno

Le cabine telefoniche italiane ospitavano al loro interno gli elenchi telefonici, che fungevano da "Google dell'epoca", anche se spesso le pagine erano strappate perché qualcuno si portava via numeri di ristoranti o amici. Il telefono Rotor aveva un sesto slot nel meccanismo selezionatore che non fu mai utilizzato, progettato per future espansioni che non arrivarono mai.

Durante gli anni '80, nei luoghi di grande passaggio come stazioni e aeroporti, venivano installate cabine multiple con più postazioni unite insieme per snellire le file. Le prime schede telefoniche sperimentali del 1976 erano di tipo "verticale" e non venivano restituite dall'apparecchio una volta esaurito il credito, caratterizzate dai colori giallo-blu che le rendevano facilmente riconoscibili.