Braccialetti di zucchero: il sapore dell’amicizia alle elementari
C’erano gli zaini Invicta, i quaderni a quadretti e le gomme profumate. Ma tra tutti i piccoli oggetti cult che hanno segnato l’infanzia di chi è cresciuto negli anni ’80 e ’90, i braccialetti di zucchero occupano un posto speciale. Dolci, colorati, profumati di chimica e felicità, si indossavano...
C’erano gli zaini Invicta, i quaderni a quadretti e le gomme profumate. Ma tra tutti i piccoli oggetti cult che hanno segnato l’infanzia di chi è cresciuto negli anni ’80 e ’90, i braccialetti di zucchero occupano un posto speciale.
Dolci, colorati, profumati di chimica e felicità, si indossavano al polso e si sgranocchiavano piano, durante l’intervallo o di nascosto in classe. Non erano semplici caramelle: erano simboli di amicizia, status e piccoli atti di ribellione alle regole della scuola.
Si trovavano nei bar accanto alle gomme Brooklyn e ai lecca-lecca a forma di piede. Costavano pochissimo – in lire prima e in lire ancora dopo – e bastavano 200 o 300 lire per portarsi a casa un concentrato di zucchero e fantasia.
La struttura era semplicissima: un filo elastico che teneva insieme decine di piccole pastiglie dai colori pastello, con un gusto vagamente fruttato e una consistenza gessosa. Alla fine, il ciondolo: spesso un cuoricino o un orologio finto da mordere per ultimi.
Chi riceveva un braccialetto in regalo da un compagno o una compagna di classe sapeva di essere speciale. C’erano quelli che li conservavano intatti per giorni, e chi invece li “spizzicava” pezzo per pezzo già al suono della prima campanella.
Il bello era proprio quello: far durare la dolcezza, anche se i polsi appiccicosi e colorati tradivano il segreto. E quando il braccialetto era finito, restava il filo elastico da tenere al dito come ricordo, fino al prossimo giro in cartoleria o alla prossima mancia dei nonni.
Non si trattava solo di gusto, ma di un’estetica precisa. Il braccialetto di zucchero era l’accessorio per eccellenza dei bambini delle elementari: un misto tra moda, gioco e cibo.
E in una società dove i cellulari non esistevano e i social erano i giochi sotto casa, quei piccoli oggetti diventavano veri e propri messaggi: “ti voglio bene”, “siamo amici”, o più semplicemente “oggi ho dei soldi da spendere”. Con il passare degli anni, questi dolcetti sono quasi scomparsi dalle edicole e dai bar, rimpiazzati da snack più moderni o dalle normative anti-zucchero.
Ma chi li ha vissuti non li ha mai dimenticati. Basta vedere una foto per sentirne di nuovo il profumo, ricordare la sensazione dei granelli tra i denti e rivedere il banco della scuola, con il diario di Snoopy e il correttore a nastro.
Quello che non tutti sanno
I braccialetti di zucchero nacquero originariamente come “candy jewelry” negli Stati Uniti negli anni ’50, ma fu solo tra gli anni ’80 e ’90 che esplosero in Europa come fenomeno pop infantile. In Italia furono distribuiti principalmente da aziende dolciarie locali che acquistavano i prodotti sfusi dall’estero e li confezionavano artigianalmente.
Le versioni con orologio vennero prodotte in edizione limitata per alcune sagre e fiere regionali, ed è per questo che oggi sono tra i più rari da trovare in confezione originale. Esistono anche collezionisti che ne conservano alcuni intatti sotto vetro, come testimonianza di una dolcezza ormai scomparsa.