Bluvertigo: caos geniale e sperimentale made in Italy
Nella seconda metà degli anni ’90, mentre il pop italiano puntava su ballate romantiche e melodie rassicuranti, un gruppo milanese faceva esplodere sul palco un mix di elettronica, rock, filosofia e follia scenica. I Bluvertigo, capitanati da un giovane Morgan (Marco Castoldi), rappresentarono il...
Nella seconda metà degli anni ’90, mentre il pop italiano puntava su ballate romantiche e melodie rassicuranti, un gruppo milanese faceva esplodere sul palco un mix di elettronica, rock, filosofia e follia scenica. I Bluvertigo, capitanati da un giovane Morgan (Marco Castoldi), rappresentarono il lato colto e sperimentale della musica italiana, tanto incomprensibile per alcuni quanto irresistibilmente magnetico per altri.
Erano la voce di una generazione che cercava significati diversi, profondi, ma anche irriverenti. Il gruppo si forma nel 1991 come Golden Age, poi cambia nome in Bluvertigo, un richiamo cromatico e psicologico all’“uomo blu” (da Blue Monday) e alla vertigine esistenziale di chi guarda dentro sé stesso.
Nel 1995 esce Acidi e basi, il loro primo album: un concept visionario che unisce synth vintage, testi intellettuali e un’estetica futurista, in piena controtendenza. Brani come Iodio, Altre forme di vita e Fuori dal tempo diventano piccoli cult per chi ha fame di musica “diversa”.
Nel 1997 arriva Metallo non metallo, l’album della consacrazione. È un’opera ricchissima di riferimenti scientifici, giochi di parole e sperimentazioni sonore.
Il singolo La crisi diventa un inno generazionale, un urlo controllato sull’instabilità, sul disagio e sulla lucidità di chi guarda il mondo con occhi spiazzati. Con Metallo non metallo i Bluvertigo entrano di diritto nella storia della musica alternativa italiana: tour nei club strapieni, video iconici, look cibernetici e performance teatrali.
Il terzo album, Zero - ovvero la famosa nevicata dell’85, uscito nel 1999, chiude la trilogia chimica con una profondità lirica e compositiva che ha pochi eguali in Italia. Morgan e compagni – Andy, Livio Magnini e Sergio Carnevale – costruiscono un’opera sofisticata, in bilico tra poesia e caos.
E nel 2001 si lanciano nell’avventura sanremese con L’assenzio (The Power of Nothing), che spiazza l’Ariston e divide pubblico e critica. Dopo una lunga pausa e progetti solisti, i Bluvertigo sono tornati a suonare insieme in diverse occasioni, pur senza mai ritrovare la continuità iniziale.
Ma il loro impatto è rimasto: hanno aperto la strada a una nuova consapevolezza musicale, unendo cultura e rock, elettronica e poesia, disordine e genialità. Chi era adolescente tra il 1995 e il 2001 ricorda bene i pomeriggi passati a decifrare i testi, a imitare i look stravaganti, a cercare nei testi dei Bluvertigo le domande che nessun altro poneva.
Quello che non tutti sanno
L’intera trilogia “chimica” dei Bluvertigo (Acidi e basi, Metallo non metallo, Zero) è ispirata al sistema periodico degli elementi e al concetto di trasformazione personale. Inoltre, nel 1999, durante la lavorazione dell’album Zero, Morgan voleva coinvolgere Franco Battiato in un brano, ma l’incontro sfumò per divergenze creative: i due si stimavano profondamente, ma non trovarono un linguaggio comune.
Nel booklet di Zero, i Bluvertigo inserirono un vero e proprio saggio sulla nevicata del 1985, a Milano, trasformando un evento climatico in un simbolo esistenziale.