Belle e Sebastien: l’amicizia più pura sulle cime innevate dell’infanzia

Belle e Sebastien, il cartone anni 80 tra un bambino e il suo cane sulle Alpi: paesaggi, avventure e il legame più puro in TV.

Belle e Sebastien: l’amicizia più pura sulle cime innevate dell’infanzia

Chi è cresciuto negli anni ’80 ricorda perfettamente quell’appuntamento emozionante e struggente del pomeriggio su Rai 1, quando andava in onda Belle e Sebastien. La prima puntata fu trasmessa il 7 gennaio 1981, ogni giorno alle 17:00, e nel giro di poche settimane il cartone diventò uno dei più amati e indimenticabili dell’epoca.

La serie, composta da 52 episodi, è tratta dal romanzo Belle et Sébastien di Cécile Aubry, già adattato in una serie TV francese negli anni ’60, ma fu la versione animata giapponese del 1981 a imprimersi nel cuore degli italiani. La storia è ambientata nei Pirenei francesi e segue le vicende del piccolo Sébastien, un bambino di sei anni dal cuore grande e dallo sguardo malinconico.

Vive in un villaggio di montagna con il nonno adottivo e sogna un giorno di ritrovare sua madre, misteriosamente scomparsa. Un giorno incontra Belle, una gigantesca e dolcissima cagna dei Pirenei ingiustamente accusata di essere pericolosa.

Da quel momento nasce un legame indissolubile: un bambino emarginato e un cane braccato, due solitudini che si fanno compagnia nel grande viaggio che li attende. Ogni episodio è un piccolo romanzo.

Il paesaggio innevato, i sentieri impervi, la crudeltà degli uomini e la bontà silenziosa degli animali fanno da sfondo a una ricerca che è insieme fisica e interiore. Sébastien e Belle affrontano difficoltà, fughe, ostacoli naturali e morali, ma sempre uniti.

L’anime tocca temi profondi come l’abbandono, la giustizia, il pregiudizio, la fiducia. E lo fa con una delicatezza poetica che pochi altri cartoni dell’epoca sapevano offrire.

L’animazione, seppur semplice, è arricchita da un uso sapiente delle musiche e delle pause narrative, che rendono la narrazione lenta ma mai noiosa, anzi, ipnotica. Indimenticabile è la sigla italiana, “Belle e Sébastien”, cantata da Cristina D’Avena, una delle più struggenti e amate del suo repertorio, capace di evocare nostalgia fin dalle prime note.

Nel corso degli anni, la serie è stata replicata più volte, ed è stata seguita da altre versioni e rivisitazioni, tra cui nuovi adattamenti animati e perfino un film francese uscito nel 2013. Ma per chi era bambino negli anni ’80, Belle e Sebastien resta uno dei massimi esempi di come un cartone animato possa parlare di emozioni vere, di perdita e speranza, di famiglia e amore.

Quello che non tutti sanno

Il romanzo originale fu scritto da Cécile Aubry per suo figlio Mehdi, che interpretò proprio Sébastien nella serie TV francese del 1965. Il successo fu tale che Aubry si dedicò interamente alla sceneggiatura e alla regia della serie.

Inoltre, la versione giapponese dell’anime fu realizzata dalla MK Company con il titolo originale Meiken Jolie (“Il cane fedele Jolie”), e solo per la distribuzione internazionale fu adottato il titolo originale francese. Curiosamente, in Giappone la storia fu meno popolare, mentre in Italia divenne un vero caso culturale, al punto che il nome “Belle” fu dato a centinaia di cucciole in quegli anni.

Il finale, con il ritrovamento della madre, è uno dei più emozionanti mai trasmessi in un cartone, ancora oggi ricordato con le lacrime agli occhi da chi lo visse in diretta.