Battaglia navale su carta: quando la guerra si vinceva con una matita

Prima degli schermi, delle app e delle console portatili, c’era un gioco che bastava avesse due cose: un foglio di carta a quadretti e una penna. La Battaglia Navale era l’intrattenimento da banco per eccellenza: nelle ore morte a scuola, durante l’intervallo, nei lunghi viaggi in treno o in camp...

Battaglia navale su carta: quando la guerra si vinceva con una matita

Prima degli schermi, delle app e delle console portatili, c’era un gioco che bastava avesse due cose: un foglio di carta a quadretti e una penna. La Battaglia Navale era l’intrattenimento da banco per eccellenza: nelle ore morte a scuola, durante l’intervallo, nei lunghi viaggi in treno o in campeggio sotto la pioggia.

Un gioco semplice, ma capace di tenere inchiodati per ore, tra sguardi sospettosi, griglie disegnate a mano e l’adrenalina crescente di un colpo andato a segno. Le regole erano chiare: ognuno disegnava due griglie su carta quadrettata, una per posizionare le proprie navi, l’altra per segnare i tiri effettuati sull'avversario.

Le coordinate erano lettere e numeri (come A5, C7, E3), e ogni giocatore chiamava a turno un punto sperando in un “colpito!”. Le navi – da 5 a 1 quadretto – venivano sistemate in segreto.

Non serviva nulla di più, ma l’emozione era autentica. Bastava poco per trasformare quel gioco in una sfida epica tra amici, fratelli, compagni di banco.

Negli anni ’80 e ’90, la versione “su carta” era la più diffusa, soprattutto prima che i giochi da tavolo in plastica con griglie pieghevoli e pioli colorati diventassero più accessibili. E anche quando Hasbro (o MB Giochi) portò in Italia la versione fisica, molti continuarono a preferire quella disegnata: personalizzabile, immediata, più “tattica”.

Spesso si creavano varianti casalinghe: con sottomarini invisibili, navi a zig-zag o bombe a grappolo. La Battaglia Navale era molto più di un gioco: era un linguaggio segreto tra amici.

Un modo per evadere dalla noia della lezione di matematica o dall’attesa al ristorante. In fondo, era anche un esercizio di memoria, logica e strategia.

E quando si gridava “affondato!”, la soddisfazione era totale. Oggi la si può trovare in app e versioni digitali, ma quel fascino fatto di carta consumata, quadretti scarabocchiati e sospiri trattenuti rimane insostituibile per chi ha vissuto quegli anni.

Quello che non tutti sanno

La Battaglia Navale nasce ufficialmente nel 1931, con la pubblicazione del gioco "Salvo" da parte di una casa editrice americana. Ma le sue origini risalgono addirittura alla Prima Guerra Mondiale, quando i soldati lo giocavano a voce, usando griglie immaginarie.

La versione su carta che abbiamo conosciuto negli anni ’80 è frutto della semplificazione di diverse varianti: francese, inglese e americana. In Italia, era comunissima nei quaderni di scuola, ma divenne ancora più popolare grazie agli inserti delle riviste per ragazzi come Il Giornalino e Topolino, che ogni tanto proponevano griglie già pronte o versioni “a tema” (con navi spaziali, mostri marini, pirati).

Esistono veri tornei internazionali di Battaglia Navale... giocata via email! E alcuni matematici hanno studiato strategie ottimali per trovare le navi nel minor numero di mosse possibili.