Attenti a quei due: quando l’ironia inglese incontrava l’azione all’italiana del doppiaggio
C’era un tempo in cui il sabato pomeriggio era fatto di divani, merende e telefilm in technicolor. Tra questi, uno brillava più degli altri per stile, ironia e charme: Attenti a quei due, titolo italiano dell’originale The Persuaders!, andato in onda per la prima volta nel Regno Unito il 17 sette...
C’era un tempo in cui il sabato pomeriggio era fatto di divani, merende e telefilm in technicolor. Tra questi, uno brillava più degli altri per stile, ironia e charme: Attenti a quei due, titolo italiano dell’originale The Persuaders!, andato in onda per la prima volta nel Regno Unito il 17 settembre 1971 sulla rete ITV e arrivato in Italia il 23 gennaio 1977 sulla Rai, per poi essere replicato infinite volte fino agli anni ’90.
I protagonisti erano due veri giganti dello schermo: Tony Curtis, nel ruolo del milionario americano Danny Wilde, e Roger Moore, l’aristocratico inglese Lord Brett Sinclair. Diversi come il giorno e la notte, si trovavano costretti a collaborare per risolvere casi intricati, spesso su richiesta di un giudice in pensione che vedeva in loro una risorsa perfetta per affrontare il crimine senza essere vincolati alle regole della polizia.
La serie contava una sola stagione di 24 episodi, ognuno della durata di circa 50 minuti. Eppure, nonostante la brevità, divenne un cult assoluto.
Il successo in Italia fu enorme, merito anche del doppiaggio magistrale firmato da Pino Locchi (Curtis) e Cesare Barbetti (Moore), che trasformarono i dialoghi originali molto più sobri in un’esplosione di battute, sarcasmo e un’ironia tutta italiana. La sceneggiatura tradotta si prendeva enormi libertà, ma il risultato era irresistibile.
Quei dialoghi non erano solo tradotti, erano riscritti con uno stile che oggi definiremmo virale. Indimenticabile anche la sigla d’apertura, composta da John Barry, con quelle immagini veloci dei due protagonisti da bambini fino all’età adulta: da una parte il piccolo Danny cresciuto nei sobborghi di New York, dall’altra Brett allevato nei college di Oxford e nelle residenze nobiliari.
Il montaggio mostrava due mondi opposti destinati a incontrarsi, tra automobili di lusso (la Ferrari Dino 246 GT di Wilde e l’Aston Martin DBS di Sinclair), hotel a cinque stelle e femme fatale. In Italia Attenti a quei due divenne un vero appuntamento fisso nelle case degli anni ’80.
Passava su Rai 2, spesso nel tardo pomeriggio, in quella fascia oraria che oggi definiremmo “comfort viewing”. Rivedere quelle puntate, con i colori sgargianti e le battute taglienti, è ancora oggi un’esperienza che riporta indietro nel tempo, quando bastava sentire "Danny, ma per favore!" per scoppiare a ridere.
Quello che non tutti sanno
Tony Curtis accettò la parte principalmente per girare in Europa, approfittando del progetto per vivere sei mesi a Monte Carlo, dove si svolgevano molte riprese. Roger Moore, invece, era già destinato a diventare James Bond (lo diventerà ufficialmente nel 1973), e fu proprio il suo stile impeccabile in Attenti a quei due a convincere i produttori.
Incredibilmente, nonostante l’alchimia sullo schermo, i due attori avevano rapporti complicati fuori dal set: Curtis era spesso in ritardo e con comportamenti eccentrici, mentre Moore era più professionale e misurato. Tuttavia, la tensione reale tra loro contribuì a rendere ancora più autentica la dinamica amore-odio tra Danny e Brett.