Aspettare la canzone perfetta: l'arte della registrazione dalla radio
Prima di Spotify, prima di iTunes, prima persino dei CD masterizzati, c'era un rituale sacro che ogni appassionato di musica conosceva bene: la registrazione dalla radio. Era un'arte che richiedeva pazienza, tempismo perfetto e una buona dose di fortuna. L'audiocassetta ha avuto grande diffusione...
Prima di Spotify, prima di iTunes, prima persino dei CD masterizzati, c'era un rituale sacro che ogni appassionato di musica conosceva bene: la registrazione dalla radio. Era un'arte che richiedeva pazienza, tempismo perfetto e una buona dose di fortuna.
L'audiocassetta ha avuto grande diffusione fino agli anni novanta, diventando, insieme ai dischi in vinile, uno dei supporti più diffusi per la registrazione, la distribuzione e l'ascolto di contenuti audio. Ma era proprio la registrazione dalla radio che permetteva di scoprire e collezionare la musica in modo completamente gratuito.
Il momento magico arrivava quando, sintonizzando la radio, sentivi l'intro di quella canzone che ti aveva colpito giorni prima. Il cuore iniziava a battere più forte: dovevi correre verso il registratore, inserire la cassetta, premere contemporaneamente play e rec, e sperare che il DJ non parlasse sopra la fine del brano.
Potrei anche registrare dalla radio, ma il presentatore di solito blatera troppo. Questo era il dramma di ogni "cacciatore di canzoni": la voce del conduttore che rovinava l'inizio o la fine del pezzo perfetto.
Si sviluppavano tecniche raffinate: conoscere gli orari dei programmi musicali, memorizzare quali DJ parlavano meno, studiare le programmazioni delle radio. I più esperti tenevano sempre una cassetta pronta nel registratore, con il tasto di pausa premuto per partire immediatamente.
Altri preparavano compilation tematiche: "Le canzoni dell'estate '92" o "Hits anni '80". I registratori furono spesso integrati con delle radio, e l'insieme dei due apparecchi è stato denominato anche "stereo".
C'era una gerarchia non scritta delle radio: alcune trasmettevano brani completi senza interruzioni, altre mixavano continuamente, altre ancora erano famose per le anteprime dei singoli più attesi. Radio Deejay, RTL 102.5, Radio Italia: ognuna aveva la sua identità musicale e i suoi fedeli "registratori".
La qualità non era mai perfetta: c'erano sempre i rumori di fondo, qualche disturbo, l'occasionale squillo del telefono di casa che rovinava tutto. Ma proprio queste imperfezioni rendevano ogni registrazione unica, personalizzata, carica di ricordi.
Quello che non tutti sanno
La diffusione dell'audiocassetta fu enorme, per diversi fattori: maneggevolezza, versatilità, facilità d'utilizzo, economicità e facilità di duplicazione. Le cassette di tipo II, riconoscibili dalla dicitura "CrO2" o "high position", erano le più ambite per le registrazioni musicali perché offrivano una qualità superiore e meno rumore di fondo.
Inoltre, esistevano cassette da 46, 60, 90 e persino 120 minuti, e i più esperti sapevano che le C-90 erano il compromesso perfetto tra durata e qualità del suono.