Articolo 31: il suono ribelle che portò il rap nelle cuffie degli italiani

Quando negli anni ’90 il panorama musicale italiano era ancora dominato da melodie pop, rock classico e qualche influenza dance, due ragazzi milanesi irrompono sulla scena con una forza nuova, dirompente, carica di parole e di verità urbana. Sono J-Ax (Alessandro Aleotti) e DJ Jad (Vito Perrini),...

Articolo 31: il suono ribelle che portò il rap nelle cuffie degli italiani

Quando negli anni ’90 il panorama musicale italiano era ancora dominato da melodie pop, rock classico e qualche influenza dance, due ragazzi milanesi irrompono sulla scena con una forza nuova, dirompente, carica di parole e di verità urbana. Sono J-Ax (Alessandro Aleotti) e DJ Jad (Vito Perrini), e il loro nome – Articolo 31 – diventerà in poco tempo sinonimo di rap italiano, cultura di strada e anticonformismo mainstream.

Il nome stesso, ispirato (erroneamente) all’articolo 31 della Costituzione americana sulla libertà di parola, è già una dichiarazione d’intenti. La loro musica nasce in un contesto metropolitano, fatto di periferie, skateboard, graffitismo e cassette duplicate.

Ma è nel 1993 che esplodono ufficialmente con l’album Strade di città, un lavoro autoprodotto che racconta Milano come nessuno aveva fatto prima: con il linguaggio diretto dell’hip hop e con una voce nuova, quella di una generazione ancora non rappresentata. Il successo commerciale arriva però nel 1994 con Messa di vespiri, trainato da brani come Domani e Maria Maria, e consolidato dal clamoroso boom di Così com’è (1996), che contiene il singolo Tranqui Funky – un vero tormentone dell’epoca.

È in quegli anni che gli Articolo 31 diventano un fenomeno nazionale, amati dai giovani e discussi dagli adulti, protagonisti di videoclip su MTV, tour sold-out e dischi d’oro a raffica. La loro formula è vincente: basi funk, reggae e hip hop, rime ironiche e graffianti, riferimenti pop, critica sociale e tanto, tantissimo stile.

J-Ax si impone come autore scaltro e provocatorio, capace di passare dalla satira alla denuncia, mentre DJ Jad costruisce beat e scratch che diventano riconoscibili come un marchio. Tra le canzoni simbolo di quegli anni: 1996, Ohi Maria (un inno ironico e controverso alla marijuana), Funky Tarro, La fidanzata, Italiano medio, Volume, Spirale ovale.

Il loro linguaggio mescolava lo slang di strada alla cultura pop, parlando direttamente ai ragazzi degli anni ’90 che si sentivano finalmente rappresentati. La svolta arriva con Nessuno (1998) e poi Domani smetto (2002), album più maturi, musicalmente contaminati da rock e elettronica, ma sempre potenti nei testi.

L’apice è toccato con Italiano medio, un brano-manifesto che ancora oggi è usato per descrivere le contraddizioni del paese. Dopo il disco La riconquista del forum (2003), iniziano le tensioni tra J-Ax e DJ Jad, che porteranno alla separazione nel 2006.

J-Ax avvia una fortunata carriera solista, ma il nome Articolo 31 resta inciso nella storia della musica italiana. Nel 2022, la notizia tanto attesa: la reunion ufficiale, culminata nel ritorno sul palco del Festival di Sanremo 2023 con il brano Un bel viaggio, un pezzo autobiografico e malinconico che ha fatto emozionare vecchie e nuove generazioni.

Quello che non tutti sanno

Il primo contratto discografico degli Articolo 31 fu firmato con una piccola etichetta indipendente, la X-Energy, dopo che DJ Jad riuscì a far ascoltare le loro cassette a un produttore tra una serata e l’altra. Il brano Ohi Maria, che suscitò polemiche per il tema della legalizzazione della cannabis, fu inizialmente censurato da alcune radio, ma diventò uno dei pezzi più venduti dell’anno.

J-Ax, oltre a essere uno dei primi rapper italiani a farsi capire da un pubblico generalista, fu anche tra i primi a scrivere testi di denuncia sul bullismo, il disagio giovanile e il mondo scolastico. E ancora: tra il 1996 e il 1999, Così com’è e Nessuno furono tra i 10 album italiani più venduti di sempre nella categoria hip hop.

Una rivoluzione, in rima.