Art Attack: quando la creatività entrava in casa dalla TV
A partire dal 1998, ogni pomeriggio diventava una piccola officina d’arte grazie a Art Attack, il programma che ha segnato l’infanzia di un’intera generazione cresciuta tra forbici, colla vinilica e fantasia a non finire. Prodotto da The Media Merchants per Disney Channel UK nel 1990, e adattato ...
A partire dal 1998, ogni pomeriggio diventava una piccola officina d’arte grazie a Art Attack, il programma che ha segnato l’infanzia di un’intera generazione cresciuta tra forbici, colla vinilica e fantasia a non finire. Prodotto da The Media Merchants per Disney Channel UK nel 1990, e adattato per l’Italia dalla Walt Disney Television in collaborazione con la RAI, Art Attack divenne un successo esplosivo anche nel nostro Paese, merito soprattutto della conduzione brillante di Giovanni Muciaccia.
Il format era semplice e geniale: in ogni puntata, lo spettatore imparava a creare oggetti, decorazioni e piccoli capolavori utilizzando materiali poveri o di riciclo. Cartone delle scatole, rotoli di carta igienica, bottiglie di plastica, colori a tempera, stoffa vecchia: tutto poteva trasformarsi in qualcosa di magico.
Il messaggio era chiaro: puoi creare con ciò che hai, senza bisogno di essere un artista. Muciaccia, con il suo tono coinvolgente e il leggendario “prendete della colla vinilica…”, era il compagno ideale per quei pomeriggi di pioggia o per le ore creative dopo i compiti.
A supportarlo, il mitico "Testa", una testa di pietra parlante che commentava ironicamente le creazioni e interagiva con i bambini da casa, offrendo risate e piccoli consigli. Ma il momento più iconico era l’attacco d’arte gigante: una telecamera dall’alto mostrava come oggetti banali potessero comporre un’enorme opera visibile solo alla fine, come un mosaico.
Sabbia, vestiti, giocattoli: tutto diventava strumento per creare opere che lasciavano a bocca aperta. Negli anni 2000, Art Attack divenne un appuntamento fisso su Disney Channel e su Rai 2, prima la domenica mattina e poi anche in settimana.
Era molto più di un semplice programma per bambini: era un inno alla creatività libera, lontana dalla logica del consumo e vicina allo spirito del "fare con le mani". Nessun tutorial digitale, nessun video in velocità: solo passaggi chiari, materiali semplici e tanto entusiasmo.
Molti bambini degli anni ’80 e ’90 hanno ritrovato in Art Attack una nuova passione, trasformando una scatola delle scarpe in un castello, un pezzo di stoffa in una marionetta, e la noia in stupore.
Quello che non tutti sanno
Il format originale di Art Attack fu ideato da Neil Buchanan, che nel Regno Unito era anche il conduttore e autore delle enormi opere viste dall’alto. In Italia, molte di quelle clip furono doppiate ma lasciate intatte, motivo per cui nei primi anni non compariva mai Muciaccia durante le “grandi creazioni”.
Solo dal 2000 in poi fu prodotto anche del materiale originale italiano. Giovanni Muciaccia, laureato in lettere e con un passato teatrale, fu scelto non solo per la sua simpatia, ma per la capacità di coinvolgere bambini e genitori senza risultare mai infantile.
E ancora oggi, la frase “non è magia, è creatività!” riecheggia nei ricordi di chi, con cartoncino e colla in mano, sognava di diventare artista anche solo per un pomeriggio.