Anna dai capelli rossi: la piccola ribelle con un’anima gigante

Anna dai capelli rossi, la bambina tenace degli anni 80: trama, personaggi e il messaggio di speranza dell'anime che fece piangere l'Italia.

Anna dai capelli rossi: la piccola ribelle con un’anima gigante

Il 20 ottobre 1980 fece il suo debutto su Rai 1 un cartone animato destinato a rimanere nel cuore di un’intera generazione: Anna dai capelli rossi. Tratto dal romanzo Anne of Green Gables della canadese Lucy Maud Montgomery, l’anime giapponese prodotto dalla Nippon Animation e diretto da Isao Takahata (futuro cofondatore dello Studio Ghibli) conquistò subito il pubblico italiano, grazie al suo tono poetico, alle tematiche profonde e alla protagonista indimenticabile.

In un’epoca dominata da robot, eroine magiche e battaglie spaziali, Anna dai capelli rossi era un racconto lento e malinconico, fatto di emozioni vere, paesaggi verdi, silenzi, sguardi, parole pensate e sussurrate. La storia si apre con l’arrivo della giovane orfana Anna Shirley all’isola del Principe Edoardo, dove i fratelli Marilla e Matthew Cuthbert — due anziani e riservati agricoltori — attendevano un ragazzo da adottare, ma si trovano davanti una ragazzina dai capelli rossi e dall’immaginazione travolgente.

Trasmessa nel tardo pomeriggio su Rai 1, all’interno del contenitore per ragazzi, la serie si componeva di 50 episodi, che accompagnarono bambini e bambine italiani per mesi, fino all’aprile 1982. Le atmosfere semplici, le musiche delicate e i dialoghi densi di significato rendevano ogni episodio un piccolo viaggio nei sentimenti.

Anna parlava con i fiori, dava nomi fantastici ai boschi e ai laghi, sognava l’amore e soffriva per il suo aspetto fisico, in particolare per quei capelli rossi che tanto detestava. Il rapporto con la severa Marilla e con il timido Matthew era il cuore emotivo del racconto.

Ma i bambini ricordano anche Diana, l’amica del cuore con cui stringe un “patto eterno”, e Gilbert Blythe, il ragazzo che la prendeva in giro chiamandola “carota”, scatenando in lei un odio furente che, col tempo, si trasformerà in qualcosa di molto più profondo. Anna dai capelli rossi non era solo un cartone: era una scuola di vita.

Parlava di riscatto, di educazione, di amore per la lettura, di coraggio e di dignità. Tutti ci siamo identificati, almeno una volta, con quella ragazzina caparbia che usava la fantasia per sopravvivere alla durezza della realtà.

Quello che non tutti sanno

La serie faceva parte del progetto giapponese "World Masterpiece Theater", che portava in TV grandi classici della letteratura per ragazzi. A curarla fu Isao Takahata, già regista di "Heidi", con i layout dei primi episodi disegnati da Hayao Miyazaki, che lasciò il progetto prima del termine per divergenze artistiche.

La sigla italiana, amatissima, fu cantata dal coro I Ragazzi dai Capelli Rossi con musica di Vince Tempera e testo di Luigi Albertelli. Curiosamente, alcuni episodi (il 4 e il 35) non furono inizialmente trasmessi nella prima messa in onda e vennero recuperati solo nel 1982.

Inoltre, il romanzo originale da cui è tratto il cartone è ispirato a un fatto di cronaca realmente accaduto nel Canada di fine ’800: una bambina orfana adottata per errore da una famiglia che voleva un maschio.