Alex Baroni: quando Milano ha sfornato la voce soul degli anni '90

Era il 22 dicembre 1966 quando nasceva a Milano Alessandro Guido Baroni, figlio di due menti brillanti: Gianni, fisico, e Marina Marcelletti, matematica. Nessuno poteva immaginare che quel bambino cresciuto tra formule chimiche e teoremi matematici sarebbe diventato una delle voci più potenti e c...

Alex Baroni: quando Milano ha sfornato la voce soul degli anni '90

Era il 22 dicembre 1966 quando nasceva a Milano Alessandro Guido Baroni, figlio di due menti brillanti: Gianni, fisico, e Marina Marcelletti, matematica. Nessuno poteva immaginare che quel bambino cresciuto tra formule chimiche e teoremi matematici sarebbe diventato una delle voci più potenti e cristalline della musica italiana degli anni '90.

La strada verso la musica non fu lineare per Alex. Prima di tutto venne la scienza: si laureò in chimica all'Università di Milano e per anni insegnò in istituti tecnici, alternando provette e formule agli strumenti musicali.

Ma il destino aveva altri piani. A 17 anni un grave incidente in moto lo costrinse a letto per un anno intero.

Fu proprio in quel periodo di forzata immobilità che Alex scoprì davvero la musica, trasformando quel momento buio in una rinascita artistica. I primi anni '90 lo videro sui palchi dei locali milanesi, cantando cover di Stevie Wonder e Pino Daniele, finché non venne notato come corista da artisti del calibro di Eros Ramazzotti, Ivana Spagna e Francesco Baccini.

Nel 1994, insieme ad Andrea Zuppini, formò i Metrica e pubblicò "Fuorimetrica", prodotto proprio da Eros Ramazzotti. Era ancora solo l'anticamera di quello che sarebbe successo.

L'esplosione arrivò il 21 febbraio 1997, durante la 47ª edizione del Festival di Sanremo. Alex si presentò nella categoria "Giovani" con "Cambiare", un brano che scrisse di suo pugno su musiche di Massimo Calabrese, Marco Rinalduzzi e Marco D'Angelo.

La sua voce soul, potente e cristallina, conquistò tutti: vinse il premio come miglior voce del Festival, assegnato dalla giuria di qualità presieduta da Luciano Pavarotti, e il Premio Volare come migliore composizione. Era nato il nuovo "Stevie Wonder italiano".

Nello stesso 1997 uscì il suo album di debutto, semplicemente intitolato "Alex Baroni", per l'etichetta BMG Ricordi. Il disco, che raggiunse la posizione numero 38 in classifica vendendo circa 200.000 copie, conteneva gioielli come "Male che fa male" (con un coro di cinquanta persone), "Scrivi qualcosa per me" e la cover beatlesiana "In My Life".

Fu anche la voce italiana di Ercole adolescente nel film Disney "Hercules", cantando "Posso farcela". Il 1998 segnò il suo ritorno a Sanremo, questa volta tra i Big con "Sei tu o lei (Quello che voglio)".

L'omonimo album, uscito nello stesso anno, consolidò il suo successo grazie a brani come "Onde" e "Dimmi che ci sei". "Onde" divenne il suo più grande successo internazionale, tanto da dare il titolo a una compilation europea distribuita in Paesi Bassi, Germania, Svizzera e Polonia. Durante l'estate del 1998, vinse anche il prestigioso Festival di Sopot in Polonia.

Nel 1999 arrivò "Ultimamente", il suo terzo e ultimo album in vita, anticipato dal singolo "Pavimento liquido" con il videoclip girato nel deserto tunisino. L'album conteneva collaborazioni importanti, inclusa quella con Giorgia (sua compagna dal 1997 al 2001) nel brano "Fuori di qua" e un testo di Renato Zero per "E il cielo mi prende".

La mattina del 13 aprile 2002, dopo 25 giorni di coma causati da un terribile incidente in moto sulla circonvallazione Clodia di Roma avvenuto il 19 marzo, Alex Baroni si spegneva a soli 35 anni. La sua ultima apparizione pubblica era stata il 28 gennaio 2002 al Teatro Sistina di Roma, dove aveva duettato con Massimo Di Cataldo nello spettacolo "Beatles Forever".

Quello che non tutti sanno

Alex Baroni aveva vissuto un altro grave incidente in moto all'età di 17 anni, che lo aveva costretto a letto per un anno: fu proprio durante quella convalescenza forzata che sviluppò seriamente la sua passione musicale, prendendo lezioni dal vocal coach Luca Jurman (che nel 2010 gli dedicò il libro "Vocal Classes - L'evoluzione nel canto"). Il cantante registrò un messaggio vocale per Giorgia il 18 marzo 2002, la sera prima dell'incidente fatale: quel messaggio rimase nella segreteria telefonica della cantante per anni, fino a quando non scomparve spontaneamente dalla memoria del telefono, un evento che Giorgia definì "un segno del destino".

Durante le registrazioni del videoclip di "Onde", Giorgia apparve nascosta sott'acqua nella piscina del CONI di Roma, mentre per "Pavimento liquido" si celò sotto un velo nero nelle scene girate nel deserto africano. La compilation postuma "Semplicemente" del 2002, che raggiunse il secondo posto in classifica diventando il suo album più venduto, conteneva tre inediti scelti dai fan attraverso un sondaggio sul sito ufficiale dell'artista.