AC/DC: tuoni australiani tra riff immortali e ribellione rock
Cinque ragazzi dall'Australia con la missione di far tremare il mondo a colpi di chitarra elettrica e batteria martellante. Gli AC/DC negli anni Ottanta non erano semplicemente una band rock: erano i portabandiera di un sound puro, selvaggio, senza compromessi, capace di trasformare ogni palco in...
Cinque ragazzi dall'Australia con la missione di far tremare il mondo a colpi di chitarra elettrica e batteria martellante. Gli AC/DC negli anni Ottanta non erano semplicemente una band rock: erano i portabandiera di un sound puro, selvaggio, senza compromessi, capace di trasformare ogni palco in un campo di battaglia sonoro e ogni ascoltatore in un guerriero del rock'n'roll.
La loro musica aveva la forza di un fulmine e l'energia di una centrale elettrica. L'inizio del decennio segna per gli AC/DC un momento di rinascita dopo la tragica morte del cantante Bon Scott nel 1980.
L'arrivo di Brian Johnson alla voce porta nuova linfa vitale alla band, e nel luglio 1980 esce "Back in Black", destinato a diventare uno degli album rock più venduti della storia. Il disco è un monumento al rock duro, un condensato di energia pura dedicato alla memoria di Bon Scott e alla forza indistruttibile del rock'n'roll. "Back in Black" diventa immediatamente un fenomeno planetario.
La title track, con il suo riff iconico firmato Angus Young, conquista le radio di tutto il mondo e si trasforma nell'inno di una generazione cresciuta a pane e chitarre elettriche. In Italia, la canzone diventa colonna sonora di motociclisti, teenager ribelli e appassionati di rock duro, creando un ponte diretto tra l'energia selvaggia dell'Australia e la passione italiana per la musica dal vivo.
L'album contiene altri capolavori immortali come "Hells Bells", "You Shook Me All Night Long" e "Shoot to Thrill". Ogni brano è costruito su riff di chitarra granitici, ritmi martellanti e quella voce graffiata di Brian Johnson che sembrava uscita direttamente dall'inferno del rock.
La formula degli AC/DC era semplice ma devastante: niente fronzoli, niente esperimenti, solo rock puro nella sua forma più essenziale e potente. Angus Young diventa l'icona visiva della band e uno dei chitarristi più riconoscibili del panorama rock mondiale.
La sua divisa da collegiale, i capelli lunghi, i movimenti sul palco simili a quelli di un demone posseduto dalla musica: tutto contribuisce a creare un personaggio leggendario che incarna perfettamente lo spirito ribelle del rock'n'roll. I suoi assoli di chitarra sono vere e proprie tempeste sonore che lasciano il pubblico senza fiato.
Gli anni Ottanta vedono gli AC/DC protagonisti di tournée memorabili che toccano anche l'Italia. I concerti di Milano e Roma diventano eventi storici, dove migliaia di fan scatenati cantano a squarciagola brani diventati inni universali del rock.
L'energia esplosiva della band dal vivo trasforma ogni concerto in un rito collettivo, una celebrazione della potenza liberatoria della musica rock. "For Those About to Rock (We Salute You)" del 1981 conferma la leadership mondiale degli AC/DC nel panorama hard rock. La title track, con i suoi cannoni sparati a tempo di musica durante i concerti, diventa un altro classico immortale.
L'album raggiunge la vetta delle classifiche americane, dimostrando che il rock australiano poteva conquistare anche il mercato più difficile del mondo. La produzione degli AC/DC negli anni Ottanta si caratterizza per un suono cristallino ma potentissimo, ottenuto grazie alla collaborazione con il produttore Robert John "Mutt" Lange.
Le registrazioni avvengono nei migliori studi del mondo, ma mantengono sempre quella spontaneità e quella energia selvaggia che caratterizza il sound della band. Ogni canzone suona come se fosse registrata dal vivo, conservando l'immediatezza e la potenza dell'esibizione live.
Il fenomeno AC/DC negli anni Ottanta rappresenta anche il trionfo di un rock senza età, capace di conquistare sia i teenager alla ricerca di adrenalina che gli adulti nostalgici del rock delle origini. La loro musica aveva quella qualità rara di essere immediatamente riconoscibile: bastava il primo accordo per scatenare reazioni entusiastiche in qualsiasi parte del mondo.
Quello che non tutti sanno
Il celebre uniforme scolastico di Angus Young fu un'idea di sua sorella Margaret, che lo convinse a indossarlo sul palco sostenendo che lo rendeva più riconoscibile rispetto agli altri chitarristi rock dell'epoca. "Back in Black" fu registrato nei Compass Point Studios delle Bahamas in soli due mesi, ma la band impiegò sei mesi per trovare il suono perfetto della batteria: Phil Rudd suonava su un kit minimalista accordato in modo da ottenere quel suono secco e potente che caratterizza l'album. Il titolo "Back in Black" aveva un doppio significato: oltre al lutto per Bon Scott, rappresentava anche il "ritorno in nero" sui conti della band dopo alcuni problemi finanziari. "Hells Bells" inizia con il suono di una vera campana da chiesa registrata nel 1976 e conservata negli archivi della band per anni prima di essere utilizzata.
Brian Johnson fu scelto tra oltre cento candidati dopo un provino durato dieci minuti: cantò "Whole Lotta Rosie" e "Nutbush City Limits", convincendo immediatamente i fratelli Young. Durante le registrazioni di "You Shook Me All Night Long", Johnson dovette rifare la voce quindici volte perché il produttore voleva che ogni parola suonasse "come un pugno nello stomaco".