1 X 2 e l'Italia sognava con una schedina

Era una domenica come tante, quella del 5 maggio 1946, quando un piccolo pezzo di carta colorato cambiò per sempre il volto dell'Italia. In un Paese ancora in ginocchio dopo la guerra, tre visionari - Massimo Della Pergola, Fabio Jegher e Geo Molo - lanciarono la prima schedina Sisal, che di lì a...

1 X 2 e l'Italia sognava con una schedina

Era una domenica come tante, quella del 5 maggio 1946, quando un piccolo pezzo di carta colorato cambiò per sempre il volto dell'Italia. In un Paese ancora in ginocchio dopo la guerra, tre visionari - Massimo Della Pergola, Fabio Jegher e Geo Molo - lanciarono la prima schedina Sisal, che di lì a poco sarebbe diventata il leggendario Totocalcio.

L'idea era semplice quanto geniale: pronosticare i risultati di 12 partite di calcio segnando 1 per la vittoria in casa, X per il pareggio, 2 per il successo ospite. Il costo?

Appena 30 lire, quanto un bicchiere di Vermouth al bar. Eppure quelle 30 lire racchiudevano il sogno di milioni di italiani: cambiare vita con un colpo di fortuna.

Il primo vincitore della storia fu Emilio Biasotti, un romano che il 21 luglio 1946 centrò il primo "12" della storia incassando 463.846 lire - l'equivalente di quattro anni di stipendio di un operaio. Una cifra astronomica che fece scattare la febbre della schedina in tutto il Paese.

Inizialmente il successo tardò ad arrivare. Dei 5 milioni di schedine stampate per il primo concorso, se ne giocarono appena 34.000.

La montagna di carta rimasta inutilizzata venne addirittura distribuita ai barbieri per pulire i rasoi. Ma quando il fenomeno esplose, travolse tutto: nel giro di pochi mesi si raggiunsero le 13 milioni di giocate, una ogni tre abitanti.

Nel 1948 il governo di Luigi Einaudi capì la portata del fenomeno e nazionalizzò il gioco, ribattezzandolo Totocalcio. La prima schedina "statale" uscì il 19 settembre 1948.

Dal 21 gennaio 1951 venne aggiunta la tredicesima partita, dando vita alla mitica espressione "fare tredici". Il Totocalcio divenne molto più di un gioco: era un rituale che scandiva le domeniche italiane.

Ogni sabato pomeriggio, nelle ricevitorie di paese e nei bar di città, si assisteva alla stessa scena: uomini con il giornale aperto, matita in mano, che discutevano animatamente sui pronostici. "E tu che giochi?" era la domanda che risuonava ovunque. Le ricevitorie divennero il cuore pulsante di questa febbre collettiva.

Spesso collocate dentro latterie, tabaccherie o bar, erano luoghi di incontro dove si scambiavano consigli, si analizzavano le formazioni, si discuteva di infortuni e squalifiche. Era il calcio vissuto dal basso, democratico, popolare.

Gli anni '80 e '90 rappresentarono l'età d'oro del Totocalcio. In quelle due decadi il gioco distribuì fino a mille miliardi di lire a stagione.

Il calcio era diverso: tutte le partite si giocavano la domenica pomeriggio, alle 14:30 d'inverno e alle 16:30 d'estate. Niente anticipi, niente posticipi, niente spezzatino televisivo.

Il risultato? Alle 17:30 sapevi già se avevi vinto o perso.

Il 1993 fu l'anno dei record assoluti. Il 7 novembre tre schedine giocate a Crema, Patti Marina e in un autogrill della Napoli-Salerno centrarono il "13" portando a casa 5.549.756.245 lire ciascuna.

Un mese dopo, il 5 dicembre, si registrò il montepremi più alto della storia: 34.470.967.370 lire, distribuite tra 1.472 vincitori che si accontentarono di poco meno di 12 milioni a testa. Paradossalmente, fu proprio da quei superpremi che iniziò il declino.

L'arrivo del Superenalotto, la moltiplicazione dei concorsi, le scommesse online e i Gratta e Vinci frammentarono l'attenzione degli italiani. La "domenica nera" arrivò il 24 agosto 2003: in 55.000 centrarono il "14" (nel frattempo era stata aggiunta una partita) e si portarono a casa 2 euro ciascuno.

Quello che non tutti sanno

La prima schedina vincente fu realizzata grazie a una sequenza di sei X consecutivi e il termine "13", simbolo della massima vincita, è entrato nel linguaggio comune come sinonimo di colpo di fortuna straordinario. Nel 1983 avvenne la meccanizzazione elettronica del gioco e nel 1985, per la prima volta, una gara di Formula 1 entrò nel concorso Totocalcio durante il Gran Premio degli Stati Uniti d'America.

La stagione 1951-52 introdusse la doppia colonna che portò la giocata minima a 100 lire, mentre la legge sull'Imposta unica del 22 dicembre 1951 contribuì alla maggiore diffusione del gioco. Il CONI, che incassa un quarto delle giocate dal 1948, premiò i 50 anni del concorso il 14 aprile 1997 con la Stella d'oro al merito sportivo, riconoscendo ufficialmente il contributo del Totocalcio allo sviluppo dello sport italiano.